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il 2011-12-26 17:50:00.0 alle 2011-12-26 17:50:00.0
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Oggi è il giorno...
Eccoti, Signore.
Eccoti qui.
Nonostante le nostre distrazioni, le nostre superficialità, le nostre promesse infrante, Tu sei qui, ancora. Non ti sei stancato di noi e delle nostre nauseanti mediocrità.
Oggi è Natale, è il giorno in cui Tu, Signore, sei entrato nella nostra storia, in cui la tua eternità è venuta ad abitare il tempo.
Il nostro tempo.
Tempo di crisi, di miseria, di bassezza, di povertà di cuore più che di denari.
Tempo di grandi sogni, di desideri, di giovani che sanno metterci la faccia, di storie di santità nascosta, di voglia di cambiare, di bellezza al di là delleffimero.
Eccoti, Signore.
Oggi è un giorno di gioia.
Se ti voglio cercare non devo scrutare il cielo o perforare gli abissi della terra.
Tu sei qui, vicino, più intimo a me di quanto io possa immaginare.
Tu sei carne della mia carne.
Io sono carne della tua carne.
Se ti voglio cercare non devo attraversare il mare o sfidare il fuoco.
Tu sei quel bimbo paffuto e infreddolito, tu sei quel cucciolo di messia con le guance rosse e i pugni serrati, tu sei la rivelazione compiuta e disarmante del volto di Dio che tutti da secoli hanno cercato e che ora si svela in quella grotta come mai nessuno avrebbe immaginato.
Così sei venuto in mezzo a noi: in una notte fredda, come un profugo, con la porta degli alberghi chiusa in faccia e solo il tuo vagito a sciogliere di lacrime il nodo che stringeva il cuore di Maria e di Giuseppe.
In tutto e per tutto sei venuto uomo tra gli uomini.
Hai scelto di abitare la nostra carne, lhai amata come la dimora più preziosa e lhai trasfigurata.
Hai scelto così, Signore.
Hai scelto una follia, perché così è lamore.
Lamore come il Tuo, che conquista senza possedere, che illumina senza abbagliare, che scuote senza ferire, che stravolge per mettere ordine. E lamore che ha scelto la piccola Maria e non una principessa; Giuseppe il falegname e non un sacerdote del tempio; una stalla e non una stanza regale; una bottega di falegname e non il tempio; un gruppo maldestro di pescatori, esattori delle tasse, rivoluzionari, conservatori e non un addestrato manipolo di super-fedeli; un grembiule e un catino per testamento; una croce per trono regale; una tomba vuota per riempire i cuori di speranza.
Questo è lamore. Il tuo.
Oggi è il giorno dello stupore, della gratitudine e della speranza.
Oggi è il giorno in cui possiamo nascere e rinascere, possiamo permettere che le nostre nudità siano rivestite, che le nostre ferite siano medicate, che le nostre solitudini siano riempite dalla Tua presenza.
Oggi, Dio, Tu vieni in noi ad abitare negl angoli più bui della nostra storia e li riempi con la tua luce, oggi ci chiami a deporre ogni arma e ogni difesa. Servono mani vuote, libere, pronte, disarmate per accogliere il tuo dono, il dono più grande che una creatura possa immaginare: il suo stesso creatore.   
Ci proveremo Signore.
Proveremo a non riempire di inutilità e di emozioni vuote questo Natale; proveremo a sentirne lo scandalo e la follia; proveremo ad accoglierti e lasciarci accogliere.
Proveremo, Signore, a vivere un Natale vero.
Auguri di un Natale scandaloso
don Fortune
www.heavenawaits.wordpress.com

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il 2011-12-26 17:45:00.0 alle 2011-12-26 17:45:00.0
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Oggi è il giorno...
Eccoti, Signore.
Eccoti qui.
Nonostante le nostre distrazioni, le nostre superficialità, le nostre promesse infrante, Tu sei qui, ancora. Non ti sei stancato di noi e delle nostre nauseanti mediocrità.
Oggi è Natale, è il giorno in cui Tu, Signore, sei entrato nella nostra storia, in cui la tua eternità è venuta ad abitare il tempo.
Il nostro tempo.
Tempo di crisi, di miseria, di bassezza, di povertà di cuore più che di denari.
Tempo di grandi sogni, di desideri, di giovani che sanno metterci la faccia, di storie di santità nascosta, di voglia di cambiare, di bellezza al di là delleffimero.
Eccoti, Signore.
Oggi è un giorno di gioia.
Se ti voglio cercare non devo scrutare il cielo o perforare gli abissi della terra.
Tu sei qui, vicino, più intimo a me di quanto io possa immaginare.
Tu sei carne della mia carne.
Io sono carne della tua carne.
Se ti voglio cercare non devo attraversare il mare o sfidare il fuoco.
Tu sei quel bimbo paffuto e infreddolito, tu sei quel cucciolo di messia con le guance rosse e i pugni serrati, tu sei la rivelazione compiuta e disarmante del volto di Dio che tutti da secoli hanno cercato e che ora si svela in quella grotta come mai nessuno avrebbe immaginato.
Così sei venuto in mezzo a noi: in una notte fredda, come un profugo, con la porta degli alberghi chiusa in faccia e solo il tuo vagito a sciogliere di lacrime il nodo che stringeva il cuore di Maria e di Giuseppe.
In tutto e per tutto sei venuto uomo tra gli uomini.
Hai scelto di abitare la nostra carne, lhai amata come la dimora più preziosa e lhai trasfigurata.
Hai scelto così, Signore.
Hai scelto una follia, perché così è lamore.
Lamore come il Tuo, che conquista senza possedere, che illumina senza abbagliare, che scuote senza ferire, che stravolge per mettere ordine. E lamore che ha scelto la piccola Maria e non una principessa; Giuseppe il falegname e non un sacerdote del tempio; una stalla e non una stanza regale; una bottega di falegname e non il tempio; un gruppo maldestro di pescatori, esattori delle tasse, rivoluzionari, conservatori e non un addestrato manipolo di super-fedeli; un grembiule e un catino per testamento; una croce per trono regale; una tomba vuota per riempire i cuori di speranza.
Questo è lamore. Il tuo.
Oggi è il giorno dello stupore, della gratitudine e della speranza.
Oggi è il giorno in cui possiamo nascere e rinascere, possiamo permettere che le nostre nudità siano rivestite, che le nostre ferite siano medicate, che le nostre solitudini siano riempite dalla Tua presenza.
Oggi, Dio, Tu vieni in noi ad abitare negl angoli più bui della nostra storia e li riempi con la tua luce, oggi ci chiami a deporre ogni arma e ogni difesa. Servono mani vuote, libere, pronte, disarmate per accogliere il tuo dono, il dono più grande che una creatura possa immaginare: il suo stesso creatore.   
Ci proveremo Signore.
Proveremo a non riempire di inutilità e di emozioni vuote questo Natale; proveremo a sentirne lo scandalo e la follia; proveremo ad accoglierti e lasciarci accogliere.
Proveremo, Signore, a vivere un Natale vero.
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il 2011-12-21 23:51:00.0 alle 2011-12-21 23:51:00.0
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Maria di Nazareth

Quarta domenica di Avvento
Ultima domenica prima di Natale.
Ormai ci siamo, mancano pochi giorni e poi saremo tutti lì, davanti al presepe per contemplare quel cucciolo duomo, il piccolo Gesù, il Figlio di Dio.
Oggi la liturgia ci fa puntare tutta la nostra attenzione su Maria di Nazareth e ci butta indietro di nove mesi.
Un brano denso quello dell Annunciazione, di una ricchezza sorprendente.
In questi giorni lho letto e riletto decine di volte e una sfumatura mi ha colpito.
Maria non dice subito di sì, la sua risposta passa attraverso il turbamento e la fatica.
Mi affascina questo aspetto perché ci svela che Maria non è una bella marionetta nelle mani di Dio, non ha un copione imparato a memoria. La proposta dellangelo la turba, la inquieta, la sgomenta e Luca fotografa abilmente questo snodo decisivo nella vita della giovane Maria.
Mi piace sottolineare questo passaggio, perché ci ricorda che le richieste di Dio espongono allo sbaraglio, ribaltano, inquietano.
Maria si lascia turbare dalla parola dellangelo, si lascia mettere in discussione. Non risponde subito, di getto, ma rimane in silenzio, si chiede il senso di quel saluto, di quellinvito alla gioia e interroga sul come - e non sul perché - sarà possibile quello che langelo le chiede.
Tutto questo è importantissimo anche per noi.
Siamo capaci di esporci, di lasciarci turbare dalla Parola, di sperimentare una disponibilità senza tenere tutto sotto controllo, di abbassare le difese e lasciare che la Parola ci apra nuove e insospettabili prospettive?
Questo tempo di attesa si è inutilmente scontrato con tutte le nostre difese, le nostre ordinate e impermeabili barriere o la Parola ha potuto trovare uno spazio, un angolo di cuore pronto ad accogliere senza calcoli e senza mappature lazione imprevedibile dello Spirito?
Coraggio, cari amici! Guardiamo a Maria, sia lei il modello di questi ultimi giorni di attesa del Signore. Forse ancora non sappiamo cosa Lui ci sta chiedendo, forse abbiamo le idee confuse o forse il nostro cuore è così distratto e rinsecchito da nemmeno rendersi conto che una Parola sta bussando e chiede di essere accolta.
Lazione dello Spirito non ci chiede di essere allaltezza, i migliori, i primi della classe, ma solo di essere disponibili, raggiungibili dalla Parola, pronti come Maria a dichiarare tutta la nostra disponibilità: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

buona settimana
don Fortune
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il 2011-12-15 16:42:00.0 alle 2011-12-15 16:42:00.0
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Giovanni, l'eccentrico
La settimana scorsa, con alcuni amici, ho avuto la fortuna di partecipare alla finale nazionale di arrampicata sportiva che si è tenuta in Aprica, a pochi km dalla mia città.
La gara è stata appassionante, bello il clima, fantastico vedere gli atleti che durante una finale si urlavano consigli su come superare i passaggi più duri del tracciato.
Durante la competizione, più di una volta, ho osservato il pubblico. Stavano tutti con il naso in su, quasi a bocca aperta, per seguire con attenzione la tecnica e le abilità dei climbers.
Mi è venuto spontaneo pensare che sarebbe proprio bello se anche noi, discepoli del Signore, aspettassimo così la sua venuta. Scrutando il cielo. Nasi in su. A bocca aperta.
Non voglio fare il moralista, chi mi conosce sa che almeno questo difetto non lho mai avuto, ma più passano gli anni più sono spaventato dalla superficialità e dalla banalità che ci circonda. Siamo sazi del nulla. Incapaci di desiderare ciò che davvero ci può riempire la vita. Continuiamo ad inseguire ombre e ci dimentichiamo della luce, quella vera, quella che illumina lanima e il cuore.
Giovanni quella luce lha saputa riconoscere, eccome.
La liturgia di oggi ci fa sostare tra le pagine del quarto Vangelo ancora in compagnia del Battista, il testimone del Messia. Testimone alquanto scomodo, diciamolo subito. Scomodo a tal punto da attivare i giudei che inviano sacerdoti e leviti per spremere qualche dichiarazione al profeta battezzatore.
Giovanni è un personaggio scomodo perché si è rifiutato, sottraendosi alle consuetudini, di proseguire la prassi sacerdotale del padre Zaccaria. Consacrato dallo Spirito nel grembo di Elisabetta, Giovanni è profeta in aperta contraddizione con la leader-ship religiosa. Predica nel deserto e lo Spirito Santo - forse un po latitante nel tempio - esplode con forza nelle sue parole.
In questo brano del quarto Vangelo sono soprattutto due le cose che hanno attirato la mia attenzione.
La prima. In tutto e per tutto Giovanni è definito come uomo eccentrico. Il suo centro è un Altro, non è lui stesso. Alle tre domande risponde con una scalata incalzante di negazioni, si definisce per quello che non è, supera la tentazione di farsi passare per il messia e si presenta come uomo dellattesa e del desiderio. E interessante anche notare come la testimonianza di Giovanni sia accompagnata da una sana ed equilibrata conoscenza di sé. Il vero testimone è colui che sa scomparire per lasciare vedere Cristo e non le proprie bravure o perfezioni religiose.
La seconda. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, dice Giovanni. Penso che il tempo dell Avvento possa veramente riassumersi in questa espressione. Questo tempo liturgico non serve a fare finta che Gesù non sia ancora nato e poi, la notte di Natale, fare tante congratulazioni a Maria e rallegraci per la nascita del figlio di Dio.
Gesù è già nato.
Lui è già in mezzo a noi.
Siamo noi che ce lo siamo dimenticati, che preferiamo rilegare la Sua presenza nelle periferie della nostra vita, quelle zone non pericolose, per continuare a tenere tutto sotto controllo e non correre il rischio che Gesù ci porti fuori dai nostri bei progetti.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci raggiungere dalla Parola e sullesempio di Giovanni Battista facciamoci cercatori dellAtteso, con la certezza di essere stati già trovati da Lui.
Buona settimana
Don Fortune
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il 2011-12-12 12:50:00.0 alle 2011-12-12 12:50:00.0
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Non temere
A metà del nostro cammino di Avvento, la liturgia sapiente della Chiesa ci invita ad una sosta in compagnia di Maria. Lei, donna dellattesa e dellaccoglienza, è modello del discepolo che si prepara alla venuta del Signore.
La solennità dellImmacolata è un invito forte a mettere al centro della nostra riflessione la grazia di Dio.
Se Maria può accogliere la vocazione di madre del Messia, non è certo per i meriti acquisiti sul campo di battaglia, ma per il progetto damore di Dio. Langelo la saluta come piena di grazia e non come piena di meriti.
Al centro cè il gratis di Dio nel quale tutto è possibile.
E un gratis che sorprende. E un progetto damore che scardina i nostri canoni e i nostri parametri di valutazione. Dio sceglie linsignificante Nazareth, e non una grande e ricca capitale; sceglie la piccola Maria, e non la figlia di un grande condottiero; sceglie il falegname Giuseppe, e non un importante uomo daffari.
E una logica che attraversa tutta la Scrittura Sacra. Le chiamate di Dio sovvertono le attese e non prevedono addestramento. La Sua Parola lancia i prescelti nella storia con la forza della Sua grazia.
Anche in noi è allopera la delicata potenza della Sua misericordia. Anche in noi è possibile il miracolo della novità. Non siamo condannati ai nostri errori, non siamo blindati alle nostre povertà. La grazia di Dio, se glielo permettiamo, ci lancia su sentieri nuovi e promettenti.
Questa sosta in compagnia di Maria ci ricorda che davanti a Dio non dobbiamo essere i migliori, gli splendidi, i primi della classe; che almeno davanti a Lui non contano né le carte di credito, né i titoli di studio o gli amici influenti. Davanti a Dio conta lamore, lumiltà, la disponibilità a lasciarsi plasmare e riplasmare dalla Sua mano. Come oggi ci ricorda Maria, davanti a Dio conta la docilità alla Parola che ci porta ad allentare la presa, a perdere il controllo, a lasciarci portare dal soffio dello Spirito.
Lesempio di Maria è un antibiotico potente contro il terribile virus della sedentarietà della vita cristiana.
Non temere, dice langelo a Maria e a ciascuno di noi.
Non temere di offrire gratis quel perdono tanto atteso.
Non temere di rispondere con lamore allindifferenza.
Non temere di ricominciare da capo: tu non sei i tuoi errori.
Non temere nel donarti con il tuo Sì a chi ti ama e ti attende.
Non temere perché il Signore è con te e nessuno potrà rapirti dalla Sua mano (cfr. Gv 10,29).
don Fortuneerto

Vieni anche tu a scuola in Svezia!

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Qui accettiamo qualunque tipo di animale! Non facciamo discriminazioni noi! Mica siamo razzisti!!!‎
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il 2011-12-08 10:49:00.0 alle 2011-12-08 10:49:00.0
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Come Giovanni
Sabato sera. Ore 21. Chiesa di SantAgostino. Con un gruppo di giovani e di adulti ci siamo regalati due ore di Adorazione Eucaristica, canti, silenzi, ascolto della Parola e intercessioni.
Non cè modo migliore mi sono detto - di iniziare lAvvento: stare davanti allAtteso
Come Giovanni.
La nostra attenzione, oggi, è tutta su di Lui e sul suo annuncio di conversione.
Nessuno può sentirsi escluso: tutti siamo chiamati a lasciarci afferrare e scuotere dalle parole del Battista. La conversione è una delle urgenze della vita cristiana che non possono ammettere deroghe. Non dobbiamo illuderci di essere a posto, cristiani arrivati, convertiti una volta per tutte. La conversione è un cammino quotidiano, fatto di umiltà, preghiera, cadute e ripartenze.
Quello della conversione è lo stato permanente di vita del discepolo che rimane aperto al tocco della mano di Dio.    
Al centro del Vangelo di questa domenica cè lappello forte del Battista. Lasciutta penna di Marco ce lo descrive in poche battute. Tutto in lui è in tensione verso Gesù. Ogni sua parola e ogni suo gesto sono una freccia puntata in direzione del futuro Rabbì, che non battezzerà con lacqua del Giordano, ma nello Spirito Santo.
Abbiamo bisogno della parola forte del Battista che ci scuote e ci risveglia.
Abbiamo bisogno di confrontarci con la sua attesa, vera, reale, profonda.
Ne abbiamo bisogno perché rischiamo di assopirci fra gli sdolcinati e disgustosi travestimenti del finto-natale dei buoni sentimenti (e delle buone vendite!). La voce graffiante del Battista ci ricorda che il Natale verso cui siamo incamminati non è la festa della bontà (o peggio ancora del buonismo). Il centro incandescente da riscoprire in questi giorni è la verità della nostra vita, lautenticità della nostra attesa e la qualità della nostra fede.
Animo fratelli! Lasciamo aperto il cuore al tocco delicato e potente della grazia, impariamo a fermarci, convertiamoci allo stupore, alla semplicità, alla bellezza dellamore del Dio infinito che viene a farci visita come uomo tra gli uomini.
Buona settimana
don Fortune
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il 2011-12-02 11:49:00.0 alle 2011-12-02 11:49:00.0
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Il Signore viene
Nonostante il mese di dicembre sia alle porte la neve non ha ancora visitato le nostre montagne. Qualche giorno fa parlavo con un amico che lavora per un impianto invernale di sci e con gli occhi sgranati mi diceva: L aspettiamo, laspettiamo è la nostra fortuna che piove dal cielo.   
E mi sono detto: come sarebbe bello se anche i discepoli di Gesù, oggi, avessero nel cuore questo desiderio e questa attesa. Invece, mi pare, siamo tutti un po assonnati e intorpiditi
Coraggio, discepoli del Rabbì! E ora di ripartire e di rimetterci in gioco! E il momento di riscoprire lo stupore dellinizio, la freschezza dellalba, la lucentezza del primo sguardo.
Si (ri)parte per (ri)mettere fondamenta, per azzeccare il primo passo, per imparare a fidarsi e per rimettersi in gioco. Nessuno si può sentire escluso.
Il cammino di Avvento ci addestra a dare senso al tempo, a non farcelo scivolare addosso, a riempirlo della Sua presenza e a ripartire da Lui.
Vorrei che il mio Avvento e quello della mia comunità iniziasse così:
rimettendo Lui al centro.
Perché questo è il suo posto.
O al centro ci metti Lui, o tutto è un gran caos
E tu, amico lettore, chi hai messo al centro della tua vita?
Il brano del Vangelo di questa prima domenica ruota attorno ad una brevissima parabola.
Dio è come un padrone di casa che rientra allimprovviso, quando non te lo aspetti.
Magari è tutta la vita che lo cerchi, hai domande forti nel cuore e vuoi metterle nelle Sue mani; oppure ti sei convinto di cercarlo, ma non fai altro che incensare il tuo ego e tenere a bada i tuoi sensi di colpa; oppure sei così convinto di averlo già incontrato che ti senti un cristiano arrivato, dormi tranquillo il sonno del giusto e ti lasci vivere.
Animo, fratelli! Si riparte, coraggio! Se sei un inquieto cercatore di Dio o se sei un inguaribile dormiglione, da oggi hai possibilità nuova: il Signore viene, ancora, per te. Questa è la notizia buona dellAvvento: Lui non si è ancora stancato di te.
Fantastico, vero?
Allora stai attento, ripigliati: Dio sta venendo a farti visita!
Buon Avvento
don Fortuneerto
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il 2011-12-01 14:57:00.0 alle 2011-12-01 14:57:00.0
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Regalità d'amore
Siamo arrivati alla fine dellanno liturgico passato in compagnia di Matteo. Come ultima tappa del nostro percorso siamo invitati a contemplare la regalità di Gesù.
Faccio fatica, lo ammetto, a tenere vicine queste ultime parole.
Per noi regalità significa prestigio, potere, comando, autorità e Gesù, fin dallinzio della sua vita, ha rifiutato categoricamente tutto questo.
Abbiamo bisogno di ribaltare, di capovolgere lidea di regalità a cui siamo abituati.
Gesù è re perché serve, e non perché è servito.
Gesù è re perché svela che la vera potenza non è quella delle armi e della prevaricazione, ma quella dellamore e della compassione.
Il brano di Vangelo che la liturgia ci propone per questa solennità ci svela che la regalità di Dio è diversa in tutto, anche nel giudizio. Questo brano di Matteo è chiarissimo: quando il Figlio delluomo ritornerà sulla terra ci chiederà quanto abbiamo amato!
Lelemento discriminate fra i benedetti e i maledetti è la forma concretissima dellamore: ti sei preso cura di chi ti ho messo vicino? E commuovente la concretezza di Gesù: dar da bere e da mangiare, visitare, curare, ospitare, vestire Sono quei gesti dellamore quotidiano, nascosto e silenzioso, che fanno la differenza!
Mi piace proprio questo brano di Vangelo perché è una vera cannonata che può svegliarci dal nostro cristianesimo assonnato, dai nostri spiritualismi vuoti e inconcludenti. Il Signore ci chiama ad una preghiera che cambia il cuore, gli occhi, le mani, e non a forme di finta spiritualità che anestetizzano e assopiscono. Il Signore ci chiama a celebrare quellEucaristia che non rimane intrappolata tra le mura delle nostre Chiese, ma che prosegue nelle nostre case, nelle fabbriche, negli uffici, nella scuola.    
Coraggio, cari amici! Scegliamo Gesù come nostro re, facciamone il criterio di verifica delle nostre scelte e dei nostri progetti.
Scegliamo Lui e non saremo mai delusi.
don Fortune
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il 2011-12-01 14:52:00.0 alle 2011-12-01 14:52:00.0
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Regalità d'amore
Siamo arrivati alla fine dellanno liturgico passato in compagnia di Matteo. Come ultima tappa del nostro percorso siamo invitati a contemplare la regalità di Gesù.
Faccio fatica, lo ammetto, a tenere vicine queste ultime parole.
Per noi regalità significa prestigio, potere, comando, autorità e Gesù, fin dallinzio della sua vita, ha rifiutato categoricamente tutto questo.
Abbiamo bisogno di ribaltare, di capovolgere lidea di regalità a cui siamo abituati.
Gesù è re perché serve, e non perché è servito.
Gesù è re perché svela che la vera potenza non è quella delle armi e della prevaricazione, ma quella dellamore e della compassione.
Il brano di Vangelo che la liturgia ci propone per questa solennità ci svela che la regalità di Dio è diversa in tutto, anche nel giudizio. Questo brano di Matteo è chiarissimo: quando il Figlio delluomo ritornerà sulla terra ci chiederà quanto abbiamo amato!
Lelemento discriminate fra i benedetti e i maledetti è la forma concretissima dellamore: ti sei preso cura di chi ti ho messo vicino? E commuovente la concretezza di Gesù: dar da bere e da mangiare, visitare, curare, ospitare, vestire Sono quei gesti dellamore quotidiano, nascosto e silenzioso, che fanno la differenza!
Mi piace proprio questo brano di Vangelo perché è una vera cannonata che può svegliarci dal nostro cristianesimo assonnato, dai nostri spiritualismi vuoti e inconcludenti. Il Signore ci chiama ad una preghiera che cambia il cuore, gli occhi, le mani, e non a forme di finta spiritualità che anestetizzano e assopiscono. Il Signore ci chiama a celebrare quellEucaristia che non rimane intrappolata tra le mura delle nostre Chiese, ma che prosegue nelle nostre case, nelle fabbriche, negli uffici, nella scuola.    
Coraggio, cari amici! Scegliamo Gesù come nostro re, facciamone il criterio di verifica delle nostre scelte e dei nostri progetti.
Scegliamo Lui e non saremo mai delusi.
don Fortune

NON DIRMELO SE LO SAI MA SE NON LO SAI SAPPILO

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LO SAI? Allora NON fa per te. NON LO SAI? Allora non ti serve.‎
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il 2011-11-24 12:37:00.0 alle 2011-11-24 12:37:00.0
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L'amore raddoppia
Rieccoci con una nuova parabola del Rabbì. Per capirla fino in fondo è necessario decodificare alcune immagini, prima fra tutte quella del talento.   Si tratta di una moneta dei tempi di Gesù che poteva pesare anche trentasei chilogrammi e il suo valore era di circa seimila denari. Calcolando che un denaro era la paga quotidiana di un operaio dei tempi di Gesù, un talento corrispondeva (tenetevi forti!) a circa diciassette anni di retribuzione!
Pazzesco! Ve limmaginate la faccia degli ascoltatori?
Molti di loro, probabilmente, non avevano mai visto tanti soldi in una volta sola
Come spesso capita nelle parabole, Gesù sfrutta queste esagerazioni per far capire che non sta dando lezioni per un master di economia, ma che vuole portare la nostra attenzione su altro.
Altro, come la nostra percezione della responsabilità che ci è affidata.
Altro, come il nostro modo di stare davanti a Dio.
A questo punto guardiamo da vicino i tre uomini della parabola.
I primi due sono coraggiosi, generosi, concreti; riconoscono la grande fiducia del padrone che gli ha affidato tutta quella ricchezza e si giocano (ma non si dice come!) per raddoppiare quello che hanno ricevuto. Il terzo, invece, sotterra tutto. Vive nel terrore. Si accontenta di restituire il talento conservato.
Ciò che fa la differenza tra i primi due e il terzo è la paura, e forse anche come qualcuno dice - la pigrizia.
Quante delle nostre comunità vivono così, come questo servo che si accontenta, frenate dalla paura, ripetitive e pigre! Quanti cristiani confondono lumiltà con lelegante rifiuto delle proprie responsabilità e sotterrano il tesoro prezioso che è stato dato loro in dono.
Tutta questa paura che frena e rende ripetitiva e dimissionaria la nostra vita cristiana, dipende anche o soprattutto? - dallidea di Dio che custodiamo nel cuore.
Che idea del padrone avevano i primi due servi e che idea, invece, aveva il terzo?
Che idea ho io di Dio e che idea, invece, mi propone il Rabbì di Nazareth?
Questo è il centro. Non solo della parabola, ma del Vangelo.
Trovo ancora molti cristiani che pensano a Dio come a un ragioniere spietato che ci registra in partita doppia; o come a un poliziotto sadico che si diverte a staccare multe salate per ogni nostra infrazione; o come a un enorme devotimetro che fa piovere dal cielo favori e preferenze in base ai meriti acquisiti sul campo di battaglia.
Questo è un incubo, non è il Dio rivelato da Gesù di Nazareth.
Il Dio di Gesù è quel Padre appassionato che si fida di noi affare raro di questi tempi! e ci affida un tesoro prezioso senza nemmeno chiedere un colloquio informativo e senza rimanere a controllare. Se ne va. Si fida. Ci tratta da adulti.
Spetta a noi decidere che fare di questo dono. Scoprirci figli e metterci in gioco nellamore, o rimanere allombra dei nostri fantasmi e deprimerci mentre ci scaviamo la fossa per sotterrare lamore
E tu, che pensi di fare?
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il 2011-11-20 23:41:00.0 alle 2011-11-20 23:41:00.0
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Re: Il sogno più grande di Grisù

- Scritto da: Daisuke Niwa
> IO DA GRANDE FARÒ IL POMPIERE!!!
>
> [img]http://images3.wikia.nocookie.net/__cb2007071

Bravo figliolo, è un lavoro utile e ti saranno tutti riconoscenti (tranne lerry).
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il 2011-11-20 22:39:00.0 alle 2011-11-20 22:39:00.0
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Re: Il sogno più grande di Gesù
- Scritto da: D I O
> Ma figliuolo, non l'hai già postato questo?

E' sempre meglio abbondare, onnipotente.
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il 2011-11-20 19:57:00.0 alle 2011-11-20 19:57:00.0
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Il sogno più grande di Gesù
Qualche anno fa decisi di fare un percorso di lettura del Vangelo con un gruppo di adolescenti per riscoprire insieme la vera umanità di Gesù. Quasi verso la fine di questi incontri, una ragazza mi chiese: Ma don, Gesù sognava come noi?.
Devo confessare che la domanda mi colse un po impreparato. In tutti i corsi di teologia non si era mai parlato dei sogni di Gesù Mi venne però spontaneo rispondere che certamente Gesù sognava proprio come noi e che il suo più grande sogno è che tutti gli uomini siano santi!
Oggi, allora, è proprio la festa del sogno di Gesù ed è loccasione per (ri)scoprire che la santità non è un dono esclusivo ed elitario per i fuori classe della fede, per chi ha dei doni straordinari o per chi ha un DNA preservato dalla contaminazione con il peccato.
La santità è la vocazione comune di tutto il popolo di Dio.
Sì, non meravigliarti: anche su di te Gesù ha questo desiderio.
Il brano delle Beatitudini che la liturgia di oggi ci propone, ci fa intuire qualcosa in più di questo sogno.
Noi chiamiamo beati quelli che dalla vita hanno avuto un sacco di fortune o che trovano sempre la strada spianata sotto i piedi, ma Gesù è di tuttaltro parere. I beati sono i poveri in spirito, gli afflitti, gli affamati di giustizia, i perseguitati...
E sì, cari amici: questo è il Vangelo! Qui sta la buona notizia! Se Gesù avesse detto che beati sono i ricchi, i sani, i belli, i forti, che novità ci sarebbe stata? Se Gesù avesse detto che i beati sono quelli realizzati, felici e pasciuti che carica profetica ci sarebbe stata nelle sue parole?
Le beatitudini di Gesù sono una promessa che si compie nel momento in cui non ti metti a gareggiare con le presunte felicità del mondo, ma scegli il Vangelo e la sua logica. A qualunque costo, in qualunque luogo.
Questa è la santità che Gesù sogna per noi. Una santità che si incarna e si consuma lì dove siamo chiamati a vivere. A volte mi capita di incontrare persone che vivono continuamente di evasioni: Se avessi avuto un altro marito, allora sì che avrei potuto impegnarmi di più in questo o in quello, Se non avessi la mamma anziana a casa, allora sì che avrei potuto fare tanto volontariato, Se avessi avuto altri vicini di casa, allora sì che avrei potuto testimoniare diversamente la mia fede.
La festa di oggi ci ricorda che proprio lì dove viviamo - con quel marito o quella moglie, con quei genitori anziani o giovani, con quei vicini di casa o con quei compagni di scuola o colleghi di lavoro siamo chiamati a far fiorire la vocazione alla santità che come un seme fecondo è stato piantato nel nostro cuore!
Coraggio, cari amici! Lo Spirito del Risorto soffia vento di santità, alziamo le vele e lasciamoci portare!

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il 2011-11-20 19:50:00.0 alle 2011-11-20 19:50:00.0
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Il sogno più grande di Gesù
Qualche anno fa decisi di fare un percorso di lettura del Vangelo con un gruppo di adolescenti per riscoprire insieme la vera umanità di Gesù. Quasi verso la fine di questi incontri, una ragazza mi chiese: Ma don, Gesù sognava come noi?.
Devo confessare che la domanda mi colse un po impreparato. In tutti i corsi di teologia non si era mai parlato dei sogni di Gesù Mi venne però spontaneo rispondere che certamente Gesù sognava proprio come noi e che il suo più grande sogno è che tutti gli uomini siano santi!
Oggi, allora, è proprio la festa del sogno di Gesù ed è loccasione per (ri)scoprire che la santità non è un dono esclusivo ed elitario per i fuori classe della fede, per chi ha dei doni straordinari o per chi ha un DNA preservato dalla contaminazione con il peccato.
La santità è la vocazione comune di tutto il popolo di Dio.
Sì, non meravigliarti: anche su di te Gesù ha questo desiderio.
Il brano delle Beatitudini che la liturgia di oggi ci propone, ci fa intuire qualcosa in più di questo sogno.
Noi chiamiamo beati quelli che dalla vita hanno avuto un sacco di fortune o che trovano sempre la strada spianata sotto i piedi, ma Gesù è di tuttaltro parere. I beati sono i poveri in spirito, gli afflitti, gli affamati di giustizia, i perseguitati...
E sì, cari amici: questo è il Vangelo! Qui sta la buona notizia! Se Gesù avesse detto che beati sono i ricchi, i sani, i belli, i forti, che novità ci sarebbe stata? Se Gesù avesse detto che i beati sono quelli realizzati, felici e pasciuti che carica profetica ci sarebbe stata nelle sue parole?
Le beatitudini di Gesù sono una promessa che si compie nel momento in cui non ti metti a gareggiare con le presunte felicità del mondo, ma scegli il Vangelo e la sua logica. A qualunque costo, in qualunque luogo.
Questa è la santità che Gesù sogna per noi. Una santità che si incarna e si consuma lì dove siamo chiamati a vivere. A volte mi capita di incontrare persone che vivono continuamente di evasioni: Se avessi avuto un altro marito, allora sì che avrei potuto impegnarmi di più in questo o in quello, Se non avessi la mamma anziana a casa, allora sì che avrei potuto fare tanto volontariato, Se avessi avuto altri vicini di casa, allora sì che avrei potuto testimoniare diversamente la mia fede.
La festa di oggi ci ricorda che proprio lì dove viviamo - con quel marito o quella moglie, con quei genitori anziani o giovani, con quei vicini di casa o con quei compagni di scuola o colleghi di lavoro siamo chiamati a far fiorire la vocazione alla santità che come un seme fecondo è stato piantato nel nostro cuore!
Coraggio, cari amici! Lo Spirito del Risorto soffia vento di santità, alziamo le vele e lasciamoci portare!
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il 2011-11-20 19:46:00.0 alle 2011-11-20 19:46:00.0
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Il sogno più grande di Gesù
Qualche anno fa decisi di fare un percorso di lettura del Vangelo con un gruppo di adolescenti per riscoprire insieme la vera umanità di Gesù. Quasi verso la fine di questi incontri, una ragazza mi chiese: Ma don, Gesù sognava come noi?.
Devo confessare che la domanda mi colse un po impreparato. In tutti i corsi di teologia non si era mai parlato dei sogni di Gesù Mi venne però spontaneo rispondere che certamente Gesù sognava proprio come noi e che il suo più grande sogno è che tutti gli uomini siano santi!
Oggi, allora, è proprio la festa del sogno di Gesù ed è loccasione per (ri)scoprire che la santità non è un dono esclusivo ed elitario per i fuori classe della fede, per chi ha dei doni straordinari o per chi ha un DNA preservato dalla contaminazione con il peccato.
La santità è la vocazione comune di tutto il popolo di Dio.
Sì, non meravigliarti: anche su di te Gesù ha questo desiderio.
Il brano delle Beatitudini che la liturgia di oggi ci propone, ci fa intuire qualcosa in più di questo sogno.
Noi chiamiamo beati quelli che dalla vita hanno avuto un sacco di fortune o che trovano sempre la strada spianata sotto i piedi, ma Gesù è di tuttaltro parere. I beati sono i poveri in spirito, gli afflitti, gli affamati di giustizia, i perseguitati...
E sì, cari amici: questo è il Vangelo! Qui sta la buona notizia! Se Gesù avesse detto che beati sono i ricchi, i sani, i belli, i forti, che novità ci sarebbe stata? Se Gesù avesse detto che i beati sono quelli realizzati, felici e pasciuti che carica profetica ci sarebbe stata nelle sue parole?
Le beatitudini di Gesù sono una promessa che si compie nel momento in cui non ti metti a gareggiare con le presunte felicità del mondo, ma scegli il Vangelo e la sua logica. A qualunque costo, in qualunque luogo.
Questa è la santità che Gesù sogna per noi. Una santità che si incarna e si consuma lì dove siamo chiamati a vivere. A volte mi capita di incontrare persone che vivono continuamente di evasioni: Se avessi avuto un altro marito, allora sì che avrei potuto impegnarmi di più in questo o in quello, Se non avessi la mamma anziana a casa, allora sì che avrei potuto fare tanto volontariato, Se avessi avuto altri vicini di casa, allora sì che avrei potuto testimoniare diversamente la mia fede.
La festa di oggi ci ricorda che proprio lì dove viviamo - con quel marito o quella moglie, con quei genitori anziani o giovani, con quei vicini di casa o con quei compagni di scuola o colleghi di lavoro siamo chiamati a far fiorire la vocazione alla santità che come un seme fecondo è stato piantato nel nostro cuore!
Coraggio, cari amici! Lo Spirito del Risorto soffia vento di santità, alziamo le vele e lasciamoci portare!
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il 2011-11-14 13:32:00.0 alle 2011-11-14 13:32:00.0
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Riserve d'amore
Dopo un pomeriggio pieno di attività e di incontri in oratorio, esco di fretta per andare a SantAgostino per celebrazione della Messa vespertina. I colori dellautunno valtellinese sono meravigliosi. Il sole strofina tagliente le foglie dorate ed esalta le sfumature violacee e brune che macchiano i boschi sopra Roncaiola e Baruffini.
Mi incanto a guardare, stupito della bellezza che mi circonda.
Rischio di arrivare tardi alla Messa
Di ritorno dalla celebrazione mi fermo con calma, contemplo la meraviglia che mi circonda e ripenso alla parabola di domenica prossima.
Non bisogna essere degli esperti in riti nuziali, per intuire che il racconto di Gesù che la liturgia della Parola ci offre, narra di un matrimonio un po strano.
Come può lo sposo arrivare in piena notte?
Comè possibile che la sposa non sia mai nominata?
E poi - da che mondo è mondo - non spetta forse a lei arrivare in ritardo?
E che senso ha dire alle fanciulle rimaste senza olio di andare a comperarlo nel cuore della notte? Poverette!
Come può uno sposo essere così acido con quelle povere ragazze nel giorno più bello della sua vita?
Certo, i dettagli non quadrano.
Gesù non sta parlando di un matrimonio qualsiasi, di una festa di nozze qualsiasi.
Questo è il matrimonio per eccellenza, queste sono le nozze senza fine.
Lui, il Signore glorioso, è lo sposo.
Noi, umanità in cammino, siamo la sposa.
La parabola ci mette davanti aglocchi due modelli. Tutto è giocato su un forte contrasto tra la saggezza delle ragazze che insieme alle lampade prendono la ricarica dolio, e quelle stolte che non prevedono la necessità e si lasciamo sorprendere dal ritardo dello sposo.
Mi colpisce che il contrasto sia centrato sulle riserve dolio e non sul sonno.
Sia le ragazze sagge che quelle stolte si addormentano, non sta qui la differenza su cui Gesù vuole attirare lattenzione.
Lui, maestro e sposo, conosce la nostra debolezza e le fatiche della quotidianità che stroncano tutti i nostri mistici entusiasmi. Può capitare che la nostra fede si assopisca, che ci siano dei periodi di stanchezza e di fatica. A volte la vita ci mastica, ci spoglia di tutto e ci riconsegna alla nostra povertà. A volte è un miracolo arrivare a fine settimana
Il Signore lo sa, stiamo tranquilli. La parabola vuole richiamarci ad un'altra esigenza della vita cristiana.
Quanto olio abbiamo da mettere nelle lampade? Quanto amore ci fa ardere anche nella stanchezza di un attesa che sembra non compiersi mai? (Non penso solo allattesa del Signore, ma anche a quella di un ritorno, di un perdono, di una telefonata) Le prove e la stanchezza della fede fanno parte inevitabilmente del cammino del discepolo, ma quanto amore ho nel cuore per evitare che il mio assopimento diventi cronico e irreversibile?
Coraggio, cari amici! Trasformiamo le nostre famiglie e le nostre comunità in luoghi di attesa dello Sposo, carichi di profezia e di speranza. Invochiamo lo Spirito, perché ci metta nel cuore il desiderio dello Sposo e ci insegni le vie per riempire damore le nostre dispense quotidiane.
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il 2011-11-13 19:58:00.0 alle 2011-11-13 19:58:00.0
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Il sogno più grande di Gesù
Qualche anno fa decisi di fare un percorso di lettura del Vangelo con un gruppo di adolescenti per riscoprire insieme la vera umanità di Gesù. Quasi verso la fine di questi incontri, una ragazza mi chiese: Ma don, Gesù sognava come noi?.
Devo confessare che la domanda mi colse un po impreparato. In tutti i corsi di teologia non si era mai parlato dei sogni di Gesù Mi venne però spontaneo rispondere che certamente Gesù sognava proprio come noi e che il suo più grande sogno è che tutti gli uomini siano santi!
Oggi, allora, è proprio la festa del sogno di Gesù ed è loccasione per (ri)scoprire che la santità non è un dono esclusivo ed elitario per i fuori classe della fede, per chi ha dei doni straordinari o per chi ha un DNA preservato dalla contaminazione con il peccato.
La santità è la vocazione comune di tutto il popolo di Dio.
Sì, non meravigliarti: anche su di te Gesù ha questo desiderio.
Il brano delle Beatitudini che la liturgia di oggi ci propone, ci fa intuire qualcosa in più di questo sogno.
Noi chiamiamo beati quelli che dalla vita hanno avuto un sacco di fortune o che trovano sempre la strada spianata sotto i piedi, ma Gesù è di tuttaltro parere. I beati sono i poveri in spirito, gli afflitti, gli affamati di giustizia, i perseguitati...
E sì, cari amici: questo è il Vangelo! Qui sta la buona notizia! Se Gesù avesse detto che beati sono i ricchi, i sani, i belli, i forti, che novità ci sarebbe stata? Se Gesù avesse detto che i beati sono quelli realizzati, felici e pasciuti che carica profetica ci sarebbe stata nelle sue parole?
Le beatitudini di Gesù sono una promessa che si compie nel momento in cui non ti metti a gareggiare con le presunte felicità del mondo, ma scegli il Vangelo e la sua logica. A qualunque costo, in qualunque luogo.
Questa è la santità che Gesù sogna per noi. Una santità che si incarna e si consuma lì dove siamo chiamati a vivere. A volte mi capita di incontrare persone che vivono continuamente di evasioni: Se avessi avuto un altro marito, allora sì che avrei potuto impegnarmi di più in questo o in quello, Se non avessi la mamma anziana a casa, allora sì che avrei potuto fare tanto volontariato, Se avessi avuto altri vicini di casa, allora sì che avrei potuto testimoniare diversamente la mia fede.
La festa di oggi ci ricorda che proprio lì dove viviamo - con quel marito o quella moglie, con quei genitori anziani o giovani, con quei vicini di casa o con quei compagni di scuola o colleghi di lavoro siamo chiamati a far fiorire la vocazione alla santità che come un seme fecondo è stato piantato nel nostro cuore!
Coraggio, cari amici! Lo Spirito del Risorto soffia vento di santità, alziamo le vele e lasciamoci portare!

Dio Porco

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Perché non bestemmiare tra amici? È una cosa divertente!‎
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il 2011-11-13 19:54:00.0 alle 2011-11-13 19:54:00.0
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Il sogno più grande di Gesù
Qualche anno fa decisi di fare un percorso di lettura del Vangelo con un gruppo di adolescenti per riscoprire insieme la vera umanità di Gesù. Quasi verso la fine di questi incontri, una ragazza mi chiese: Ma don, Gesù sognava come noi?.
Devo confessare che la domanda mi colse un po impreparato. In tutti i corsi di teologia non si era mai parlato dei sogni di Gesù Mi venne però spontaneo rispondere che certamente Gesù sognava proprio come noi e che il suo più grande sogno è che tutti gli uomini siano santi!
Oggi, allora, è proprio la festa del sogno di Gesù ed è loccasione per (ri)scoprire che la santità non è un dono esclusivo ed elitario per i fuori classe della fede, per chi ha dei doni straordinari o per chi ha un DNA preservato dalla contaminazione con il peccato.
La santità è la vocazione comune di tutto il popolo di Dio.
Sì, non meravigliarti: anche su di te Gesù ha questo desiderio.
Il brano delle Beatitudini che la liturgia di oggi ci propone, ci fa intuire qualcosa in più di questo sogno.
Noi chiamiamo beati quelli che dalla vita hanno avuto un sacco di fortune o che trovano sempre la strada spianata sotto i piedi, ma Gesù è di tuttaltro parere. I beati sono i poveri in spirito, gli afflitti, gli affamati di giustizia, i perseguitati...
E sì, cari amici: questo è il Vangelo! Qui sta la buona notizia! Se Gesù avesse detto che beati sono i ricchi, i sani, i belli, i forti, che novità ci sarebbe stata? Se Gesù avesse detto che i beati sono quelli realizzati, felici e pasciuti che carica profetica ci sarebbe stata nelle sue parole?
Le beatitudini di Gesù sono una promessa che si compie nel momento in cui non ti metti a gareggiare con le presunte felicità del mondo, ma scegli il Vangelo e la sua logica. A qualunque costo, in qualunque luogo.
Questa è la santità che Gesù sogna per noi. Una santità che si incarna e si consuma lì dove siamo chiamati a vivere. A volte mi capita di incontrare persone che vivono continuamente di evasioni: Se avessi avuto un altro marito, allora sì che avrei potuto impegnarmi di più in questo o in quello, Se non avessi la mamma anziana a casa, allora sì che avrei potuto fare tanto volontariato, Se avessi avuto altri vicini di casa, allora sì che avrei potuto testimoniare diversamente la mia fede.
La festa di oggi ci ricorda che proprio lì dove viviamo - con quel marito o quella moglie, con quei genitori anziani o giovani, con quei vicini di casa o con quei compagni di scuola o colleghi di lavoro siamo chiamati a far fiorire la vocazione alla santità che come un seme fecondo è stato piantato nel nostro cuore!
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il 2011-11-13 19:47:00.0 alle 2011-11-13 19:47:00.0
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Qualche anno fa decisi di fare un percorso di lettura del Vangelo con un gruppo di adolescenti per riscoprire insieme la vera umanità di Gesù. Quasi verso la fine di questi incontri, una ragazza mi chiese: Ma don, Gesù sognava come noi?.
Devo confessare che la domanda mi colse un po impreparato. In tutti i corsi di teologia non si era mai parlato dei sogni di Gesù Mi venne però spontaneo rispondere che certamente Gesù sognava proprio come noi e che il suo più grande sogno è che tutti gli uomini siano santi!
Oggi, allora, è proprio la festa del sogno di Gesù ed è loccasione per (ri)scoprire che la santità non è un dono esclusivo ed elitario per i fuori classe della fede, per chi ha dei doni straordinari o per chi ha un DNA preservato dalla contaminazione con il peccato.
La santità è la vocazione comune di tutto il popolo di Dio.
Sì, non meravigliarti: anche su di te Gesù ha questo desiderio.
Il brano delle Beatitudini che la liturgia di oggi ci propone, ci fa intuire qualcosa in più di questo sogno.
Noi chiamiamo beati quelli che dalla vita hanno avuto un sacco di fortune o che trovano sempre la strada spianata sotto i piedi, ma Gesù è di tuttaltro parere. I beati sono i poveri in spirito, gli afflitti, gli affamati di giustizia, i perseguitati...
E sì, cari amici: questo è il Vangelo! Qui sta la buona notizia! Se Gesù avesse detto che beati sono i ricchi, i sani, i belli, i forti, che novità ci sarebbe stata? Se Gesù avesse detto che i beati sono quelli realizzati, felici e pasciuti che carica profetica ci sarebbe stata nelle sue parole?
Le beatitudini di Gesù sono una promessa che si compie nel momento in cui non ti metti a gareggiare con le presunte felicità del mondo, ma scegli il Vangelo e la sua logica. A qualunque costo, in qualunque luogo.
Questa è la santità che Gesù sogna per noi. Una santità che si incarna e si consuma lì dove siamo chiamati a vivere. A volte mi capita di incontrare persone che vivono continuamente di evasioni: Se avessi avuto un altro marito, allora sì che avrei potuto impegnarmi di più in questo o in quello, Se non avessi la mamma anziana a casa, allora sì che avrei potuto fare tanto volontariato, Se avessi avuto altri vicini di casa, allora sì che avrei potuto testimoniare diversamente la mia fede.
La festa di oggi ci ricorda che proprio lì dove viviamo - con quel marito o quella moglie, con quei genitori anziani o giovani, con quei vicini di casa o con quei compagni di scuola o colleghi di lavoro siamo chiamati a far fiorire la vocazione alla santità che come un seme fecondo è stato piantato nel nostro cuore!
Coraggio, cari amici! Lo Spirito del Risorto soffia vento di santità, alziamo le vele e lasciamoci portare!
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il 2011-11-10 11:33:00.0 alle 2011-11-10 11:33:00.0
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L'unico maestro
In tutto il Vangelo di Matteo non si trovano parole più dure e taglienti di queste.
Siamo ai ferri corti.
Gesù vuole smascherare definitivamente lincoerenza e i fragili desideri di potenza e di apparenza degli scribi e dei farisei.
Penso sia importante sottolineare che noi leggiamo queste pagine del Vangelo non per ricordarci di quanto erano brutti e cattivi i poveri farisei, ma per smascherare il piccolo fariseo che cè in me. La liturgia della Parola non ci propone un testo di archeologia religiosa, ma ci spinge a stanare le piccolezze religiose che abitano in me e nella mia comunità.
Pronti?
Chiediamo allo Spirito il dono dellumiltà e della sincerità.
Sono sostanzialmente due i rimproveri che Gesù muove verso gli scribi e i farisei: lincoerenza (vv. 2-4) e il desiderio di apparire (vv. 5-7).
La prima frecciata di Gesù vuole smascherare un doppio sistema di misura: esigenti con gli altri, indulgenti con se stessi. Doppiezza e incoerenza trasgrediscono il dovere della testimonianza, sono una grossa menzogna verso se stessi e verso Dio.
Il secondo rimprovero vuole invece smascherare la ricerca di sé stessi che sta allorigine delle pratiche finto-religiose degli scribi e dei farisei. Gesù colpisce duro: Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente (v.5). Scribi e farisei sono malati di vanità e fanno della religione il loro palcoscenico. Ogni occasione è buona per mettere in mostra la loro presunta religiosità: i posti donore nei banchetti, i primi posti nella sinagoga, gli ossequi della gente nelle piazze.
Gesù ridicolizza anche lesasperata attenzione ai filatteri e alle frange, segni esteriori che dovrebbero richiamare losservanza della legge, ma che per loro sono solo occasione per mettersi in mostra e per attirare lattenzione.
Scribi e farisei vogliono attirare lattenzione su sé stessi, si fanno chiamare rabbì dalla gente, ma sono falsi maestri, incoerenti e vanitosi, usano la religione per affermare e mantenere il loro potere.
Mi viene spontaneo pensare quanti presunti maestri di vita, ancora oggi, vogliono imporsi sulle nostre esistenze. E noi, fragili e indifesi, ci lasciamo portare alla deriva. Non penso solo ai falsi guru della televisione, che promettono amore, successo e felicità da pagare in comode rate mensili, ma anche a molti altri ingannevoli maestri: lopinione comune, il vincente del momento
Gesù fa una proposta chiara ai suoi discepoli: scegliere Lui come unico Maestro e unica guida che conduce allincontro con lunico Padre che è nei cieli.
Cè una signoria da affermare nella nostra vita, un primato assoluto che si deve declinare in tutte le nostre scelte. Nelle parole di Gesù cè una certezza che si fa largo: scegliere Lui, e solo Lui, perché questa presenza riempie la vita, colma ogni desiderio e ci lancia verso la felicità. Quella vera.
Coraggio, cari amici! Abbandoniamo i terreni scivolosi e sterili dei falsi maestri e lasciamo conquistare il cuore da Cristo! Scopriremo che con Lui la nostra vita può cambiare e che il Vangelo è un annuncio di gioia.
Buona settimana
don Fortune

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