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il 2012-11-26 20:57:36.0 alle 2012-11-26 20:57:36.0
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timidezza
La timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore.

Titolo di prova

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il 2012-11-26 20:42:30.0 alle 2012-11-26 20:42:30.0
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Re: solitudine
Scritto da: avvelentani
> Scritto da: Cioran
> > Sono talmente appagato dalla solitudine che il minimo appuntamento è per me una crocifissione.
>
> Cazzo, a chi lo dici. Sorpresa

Cioraniano anche te?? Cylon

**Modificato dall'autore il 26.11.2012 20:43**
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il 2012-11-26 20:30:37.0 alle 2012-11-26 20:30:37.0
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carità
La carne è incompatibile con la carità: l'orgasmo trasformerebbe un santo in lupo.

per questo il cristianesimo non sbagliava , se vogliamo un mondo più UMANO dovremmo riscoprire tutti il valore della CONTINENZA

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il 2012-11-26 20:28:42.0 alle 2012-11-26 20:28:42.0
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solitudine
Sono talmente appagato dalla solitudine che il minimo appuntamento è per me una crocifissione.
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il 2012-11-07 23:34:21.0 alle 2012-11-07 23:34:21.0
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l'ultima intervista a Cioran
L’ultima intervista di Cioran



Di interviste Cioran ne ha rilasciato parecchie, nonostante la sua “ostentata” misantropia.
Tutte o quasi hanno la caratteristica di essere pregne di una tensione vibrante che li rende estremamente godibili.

Per la prima volta in italiano presento l’ultima intervista prima di essere ricoverato all’ospedale Broca di Parigi (il “triste ospedale parigino” di rue Pascal, 54 di cui ho parlato in questo post), dove trovò riposo eterno il 20 giugno del 1995.

La versione originale è in spagnolo, la traduzione in italiano dall’inglese è di Maria Barresi.

L’ultima intervista a Cioran


Poco prima di morire a Parigi, nel giugno del 1995, il filosofo rumeno Emile Michel Cioran lasciò questa intervista allo scrittore tedesco Heinz-Norbert Jocks, pubblicata nel 5° numero del Kulturchronik magazine, edito a Bonn da InterNationes.

Vi presentiamo gli estratti più importanti di questa conversazione, in cui l’autore, tra gli altri, di “All Gall Is Divided” [Sillogismi dell’amarezza], “A short history of Decay” [Sommario di decomposizione] e “History and Utopia” ["Storia e Utopia"], parla della morte, della noia, della sua giovinezza, dello scrittore Samuel Beckett, e del suo approccio alla filosofia.

Cioran è stato uno dei più corrosivi e polemici autori del XX secolo; tenne sotto scacco le pretese razionalistiche e tecnicistiche della civiltà occidentale, così come il dogmatismo religioso. I suoi libri sono scritti con rabbia e bellezza, spesso cedendo al linguaggio poetico, attraverso uno stile aforistico.

Cioran nasce a Rasinari, Romania, nel 1911, ma ancora giovane si stabilisce a Parigi. Considerato un filosofo nichilista radicale, affronta nei suoi testi, con insistenza, i temi della disperazione, della solitudine e del vuoto che circonda l’uomo contemporaneo. Solitamente viene posto accanto a pensatori come Pascal, Kierkegaard e Nietzsche.

Traduzione dallo spagnolo: Reynaldo Damazio

http://emcioranbr.wordpress.com/2012/04/03/a-filos...

INTERVISTA

Qual è stato il significato della sua vita in Romania, della sua infanzia?

Cioran: la Romania era un paradiso terrestre, isolato da tutto e circondato da schiavi. Andavo a casa solo per mangiare e dormire, altrimenti passavo il tempo fuori, all’aria aperta, in maniera semplice. Metà del villaggio viveva sulle montagne, i Carpazi. Ho mantenuto l’amicizia con i pastori e li ho ammirati molto. Era un altro mondo, al di là della civiltà. Forse perché vivevano in un paese di nessuno, sempre di buon umore, come se ogni giorno fosse un giorno di festa. Secondo il loro punto di vista, l’inizio del genere umano non doveva essere stato così male.

Quando finì tutto?

Cioran: Nel 1920, a dieci anni, quando dovetti abbandonare il mio villaggio e andare a Hermannstadt [Sibiu], per frequentare la scuola elementare. Non potrò mai dimenticare quel dramma, la disperazione di quel giorno. Mi sono sentito morire. A quel tempo non c’erano auto, quindi ci diede un passaggio un contadino che prese me e mio padre a dorso del suo cavallo. Lo stile primitivo vissuto laggiù mi sembrava l’unico possibile. Ciò che conta è la preistoria, il momento antecedente la presa di coscienza, l’inizio della storia, la vita nell’inconscio. L’umanità deve andare avanti nell’essere ciò che è (risate), per la storia, solo un errore; per la coscienza, un peccato; e per l’essere umano, un’avventura senza pari.

Una riflessione religiosa?

Cioran: Io non sono un ateo, anche se non credo in Dio e non prego. Per me esiste una dimensione religiosa indefinibile, al di là di ogni fede. Il credente si identifica con Dio, che può comprendere, invece io mi sento distante da tutto questo. Mi muovo su una linea di confine. Condivido la grande idea del peccato originale dell’uomo, ma non nel modo in cui si pensa ufficialmente. La storia, come l’essere umano del resto, sono, che noi lo vogliamo o no, il prodotto di una catastrofe. L’idea della deviazione umana è indispensabile per la comprensione dello sviluppo della storia. Secondo questa idea, l’essere umano è colpevole, non in senso morale, ma per aver preso parte a questa avventura. Quando abbandonai il mio villaggio, non ero più un primitivo.

Prima di allora, ero appartenuto alla Creazione, come gli animali, assieme a quelli che ebbero un rapporto personale con me; ora mi son trovato fuori, distante.

Lei discorreva di santi, di “Creazione abortita “, e si è visto in difficoltà?

Cioran: Sì. Mia madre era il presidente della Chiesa Ortodossa di Hermannstadt e mio padre – un buon prete, e anche sincero, ma in alcun modo un uomo di profonda religiosità – in realtà avrebbe voluto fare l’avvocato. Fu molto triste quando lesse il libro Lacrime e Santi, alla fine del 1937, poco prima del mio trasferimento a Parigi. Quando inviai il manoscritto al mio editore rumeno, lui, mio padre, un mese dopo mi chiamò, per dirmi che non poteva stamparlo. Non l’aveva letto lui personalmente, ma uno dei suoi linotipisti; tuttavia mi disse che doveva il suo patrimonio a Dio, e che non avrebbe potuto pubblicare un libro del genere per nulla al mondo. In quel momento, nel pieno dei preparativi del viaggio in Francia, mi chiesi, disperato, cosa potevo fare. In quel frangente, incontrai un rumeno che aveva collaborato con la Rivoluzione russa e aveva conosciuto Lenin. Mi chiese cosa stesse succedendo, e così gli raccontai la storia e guarda caso lui possedeva una tipografia. Così, il mio libro fu pubblicato sprovvisto di un’etichetta editoriale, poco prima del mio trasferimento a Parigi. Pochi mesi dopo, ricevetti una lettera da mia madre, con la quale mi diceva della vergogna che il mio libro aveva provocato. Anche se lei non era una persona religiosa, si sentiva sotto forte pressione e mi pregò di rimuovere il libro dalla circolazione. Risposi che era l’unica opera religiosa scritta nei Balcani, perché era un balcanico confronto con Dio. Quasi tutti i miei amici ebbero una brutta reazione, soprattutto Mircea Eliade, che scrisse una dura critica, mentre una ragazza che conoscevo mi disse che era il libro più triste che avesse mai letto. È evidente che si trattava di una esperienza religiosa equivoca. Ero così immerso nella vita dei santi che, in verità, avrei dovuto pregare. Ma per questo mi mancava il dono necessario, anche se mi sentivo attratto dai grandi mistici. Tuttavia, la fede religiosa non è mai il risultato di una riflessione, ma qualcosa di molto più – troppo – complicato. La religiosità può essere stupida, ma ha radici molto profonde (risate).

Nel suo lavoro traspare un elogio della vita primitiva.

Cioran: In questo villaggio rumeno dove vivevo, avevamo un orto accanto al cimitero, e, per questo motivo, fin da piccolo divenni amico di un becchino di una cinquantina di anni.

Era un uomo che procedeva con gioia quando doveva scavare una tomba e giocare a calcio con i teschi. Mi sono sempre chiesto come poteva sentirsi giorno dopo giorno così felice. Io stesso, non ero come Amleto, non ero così sconvolto. In seguito, la nostra stretta amicizia subì un cambiamento e si trasformò in un problema. Mi sono chiesto perché abbiamo dovuto vivere tutto questo in vita. Per essere alla fine soltanto un cadavere? Queste impressioni rimasero come segni indelebili. Quell’uomo – che tutti i giorni si confrontava con la morte – si comportava come se non avesse mai visto un morto. Mi piaceva molto quell’uomo. Era sempre sorridente.

La morte è un tema a cui è stato fedele.

Cioran: Fin da subito. È una posizione a cui è legata un altro tipo di intensità. Ho convissuto con la morte, fin da molto giovane. Anche ora che ho più motivi per pensarci, non associo nessuna idea compulsiva alla morte. In gioventù, l’idea che avevo della morte era un’ossessione predominante, giorno e notte. Come un nucleo di realtà, aveva una presenza opprimente, molto distante da tutte le influenze letterarie. Tutto ruotava intorno ad essa, al di là del senso di ripugnanza e paura, seppur in modo patologico. Questo, naturalmente, fu anche il motivo per cui non ho dormito bene durante quei sette anni della mia giovinezza, e dei quali divenni esausto. In quel periodo scrissi “Al Culmine della Disperazione”. Questa insonnia persistente divenne il mio punto di vista sul mondo e il mio atteggiamento nei suoi confronti. Il momento peggiore di questa situazione lo vissi a Hermannstadt, quando vivevo con i miei. Vagai senza meta per la città, di notte. Mia madre piangeva disperata, ed io, che avevo appena compiuto 21 anni, ero sul punto di suicidarmi. Anche oggi io non so perché non lo abbia fatto. E’ possibile che abbia sedato la mia voglia di suicidio con la forza della scrittura. Non avevo la minima concreta idea di cosa fosse la mia vita.

Avete cambiato idea sulla morte?

Cioran: Non è possibile che uno cambi idea sulla morte. Il problema dell’esistenza costituisce un problema in sé. Al cospetto, tutto il resto perde importanza. Curiosamente, ci sono molte persone che non pensano alla morte, che non vogliono o non possono pensarci. Quelli che comprendono cosa significhi la morte sono la minoranza. Gli altri mancano di valori e anche i filosofi evitano il problema.

Ma uno filosofeggia sulla morte.

Cioran: Certo, la morte è un tema nella storia della filosofia (risate), ma non intima esperienza di vita. In Baudelaire c’è la morte, in Sartre non c’è. I filosofi hanno evitato la morte trasformandola in una questione, invece di viverla come qualcosa di esistente. Non lo considerano come qualcosa di assoluto, ma tra i poeti è diverso. Essi sentono il fenomeno profondamente, prefigurandola. Un poeta insensibile al tema della morte non è un grande poeta. Sembra esagerato, ma è così.

In una serie di saggi su alcuni amici, Lei ha scritto di Samuel Beckett.

Cosa le piace del suo lavoro?

Cioran: Il fatto di non aver bisogno di eroi, il fatto di aver creato un raro tipo umano e, con esso, aver mostrato un altro genere di umanità. Il suo lavoro, quindi, non è associato a un determinato periodo. È la singolare opera di un singolo individuo.

Non sarà l’essere entrambi affascinati dall’ozio che vi porta ad essere così vicini?

Cioran: L’esperienza della noia, non la noia volgare, per mancanza di compagnia, ma la noia assoluta, è molto importante. Quando qualcuno si sente abbandonato dai propri amici, quello è nulla. La noia vera esiste senza motivo, senza cause esterne. Con essa si ha la sensazione del tempo vuoto, qualcosa di simile alla vacuità, una cosa che conosco da sempre. Ricordo molto bene la prima volta, avevo cinque anni. Allora vivevo in Romania, con tutta la mia famiglia. Improvvisamente, ho avuto la chiara coscienza di ciò che era l’ossessione, la noia.

Erano circa le tre del pomeriggio, quando fui preso dalla sensazione del nulla, della carenza assoluta di sostanza. Fu come se, d’un tratto, tutto fosse scomparso, tutto fosse piombato nella nullità ed è stato l’inizio della mia riflessione filosofica. Questo stato intenso di solitudine mi colpì in modo così profondo che mi chiesi cosa realmente volesse dire. Non essendo in grado di difendermi, né di liberarmene attraverso la riflessione, sicuro che il presentimento sarebbe tornato altre volte, ne rimasi così sconcertato, da accettarlo come punto di orientamento.

Al culmine della noia si sperimenta il senso del Nulla, e, in questo senso, non si tratta di una situazione deprimente, dal momento che, per una persona non credente, rappresenta la possibilità di vivere l’assoluto, qualcosa come l’ultimo istante.

http://tuttocioran.wordpress.com/2012/11/05/ultima...

falliti puppatemelo

Ad ilpupparuolo.com
puppa forte, puppa sempre‎
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il 2012-11-07 23:19:36.0 alle 2012-11-07 23:19:36.0
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sull'uomo
E.M. Cioran
Sono sempre più convinto che l'uomo è un animale infelice, abbandonato nel mondo, costretto a trovarsi una modalità propria di vita, quale la natura non ha mai conosciuto. La sua pretesa libertà lo fa soffrire più di qualsiasi forma di prigionia nell'esistenza naturale. E allora non mi stupisce che giunga talvolta a invidiare un fiore o una pianta. Per voler vivere come una pianta, crescere radicati, sbocciare e appassire sotto il sole nell'incoscienza più perfetta, fare intimamente parte della fecondità della terra, espressione anonima del corso della vita, bisogna disperare del senso dell'umanità. Allora perché non cambio la mia esistenza con quella di un fiore? So che cosa vuol dire essere un uomo, avere degli ideali e vivere nella storia. Che cosa posso ancora aspettarmi da simili realtà? Certo, essere un uomo è cosa immensa; una delle più tragiche, un dramma enorme, perché significa vivere in un ordine di esistenza del tutto nuovo, più complesso e drammatico di quello naturale. A mano a mano che si scende verso la natura inanimata, il fenomeno drammatico si fa meno intenso, fino a scomparire. L'uomo tende sempre più a detenere il monopolio del dramma e della sofferenza nel mondo. Ecco perché la salvezza rappresenta per lui un problema così bruciante e insolubile. Non posso andar fiero di essere uomo, avendo vissuto questo fenomeno sino in fondo. Solo coloro che non l'hanno vissuto intensamente possono ancora esserne orgogliosi, perché essi tendono a diventare uomini. Così il loro entusiasmo è naturale. Tra gli esseri umani ve ne sono alcuni che hanno appena superato lo stadio d'esistenza animale o vegetale. E' dunque ovvio che aspirino alla condizione umana e l'ammirino. Ma coloro che sanno cosa significa essere uomo cercano di diventare tutto tranne questo. Se fosse possibile, mi trasformerei ogni giorno in una forma diversa di vita animale o vegetale. Sarei, di volta in volta, tutte le varietà di fiori, sarei malerba, spina, rosa o albero equatoriale dai rami contorti, alga sballottata dalle onde o arbusto di montagna in balia dei venti; oppure sarei un uccello dal canto melodioso, o un predatore dal verso stridulo, migratore o stanziale, una bestia delle foreste o un animale domestico. Vivrei ogni specie con una frenesia selvaggia e incosciente, percorrerei tutta la sfera della natura, muterei forma con la levità di una grazia ingenua, senza ostentazione, come in un processo naturale. Come vagherei tra nidi o grotte, deserti montani e marini, colline o pianure! Solo questa avventura cosmica, vissuta nell'intima sostanza dell'esistenza, seguendo l'arabesco delle forme vitali e il pittoresco ingenuo delle piante, potrebbe risvegliare in me la voglia di ridiventare uomo. Perché se la differenza tra l'animale e l'uomo sta nel fatto che l'animale non può essere altro che un animale, mentre l'uomo può essere un non-uomo - vale a dire altro da se stesso -, allora io sono un non-uomo.

http://pierluigimig.blogspot.it/2011/12/em-cioran-...
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sugli animali
La scomparsa degli animali è un fatto di una gravità senza precedenti. Il loro carnefice ha invaso il paesaggio; non c'è posto che per lui. L'orrore di vedere un uomo là dove si poteva contemplare un cavallo!

Emil Cioran, Il funesto demiurgo, 1969
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guerra atomica
Più di una volta ho immaginato l'incanto che seguirebbe a una guerra atomica: finalmente la terra senza uomini!

Emil Cioran, Quaderni, 1957-1972, (postumo, 1997)
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il 2012-11-07 23:14:49.0 alle 2012-11-07 23:14:49.0
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specie umana
Contavo di assistere in vita alla scomparsa della nostra specie. Ma gli dèi mi sono stati avversi.

Emil Cioran, Confessioni e anatemi, 1987

Vaffan

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CULOOOO!!!!‎
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il 2012-11-07 23:13:35.0 alle 2012-11-07 23:13:35.0
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città ideale
Il diritto di sopprimere tutti quelli che ci infastidiscono dovrebbe figurare al primo posto nella costituzione della città ideale.

Emil Cioran, L'inconveniente di essere nati, 1973
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il 2012-11-06 23:17:36.0 alle 2012-11-06 23:17:36.0
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Re: Signore...
commenti?

è davvero bella secondo me

nella seconda argomentazione c'è del buddhismo puro " la realtà nasce dalla mente"

la prima argomentazione è originale una sorta di animismo gnostico

**Modificato dall'autore il 06.11.2012 23:21**
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il 2012-11-05 23:16:08.0 alle 2012-11-05 23:16:08.0
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Signore...
Signore, sei tu nient'altro che un errore del cuore, come il mondo è un errore della mente?



bellissima questa





**Modificato dall'autore il 05.11.2012 23:17**
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il 2012-11-04 21:49:42.0 alle 2012-11-04 21:49:42.0
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Adamo
Il paradiso è assenza dell'uomo. Più ce ne rendiamo conto, meno giustifichiamo il gesto di Adamo: attorniato da animali, che cos'altro poteva desiderare? E come ha potuto misconoscere la fortuna di non dover affrontare, a ogni momento, quest'ignobile maledizione impressa nei nostri volti?

EH?

Ad ehhhhhhjhhhhhhh.eh
EHH? EHHHH? EEEEHHHH? Aahhhhhhhh....‎
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il 2012-11-04 21:42:53.0 alle 2012-11-04 21:42:53.0
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libero come
Mi piacerebbe essere libero, perdutamente libero. Libero come un nato morto.
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il 2012-10-30 17:05:45.0 alle 2012-10-30 17:05:45.0
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il senso della vita
Ha un senso la vita? Quando si assiste al funerale di qualcuno non si può dire che morire sia stato il senso di quella vita. E non esiste obiettivo in sé. Il grande motore è l'illusione dell'obiettivo. Solo che chi ne ha uno non sa che è una pura illusione. E la conoscenza consiste nel sapere che lo è, tutto il resto è vita (non necessariamente con la V maiuscola)… (Intervista con Esther Seligson)

mi viene in mente non so più quale telefilm , durante un funerale parlavano del morto, non sapevano che dire di lui tra le panche della chiesa
a quel punto nella conversazione tra due donne uscì che il tizio era stato dedito al feticismo dei piedi femminili, improvvisamente sembrava che la sua vita avesse assunto un enorme significato
grande ironia
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il 2012-10-30 16:47:47.0 alle 2012-10-30 16:47:47.0
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dubbi
Mi ci vuole ogni giorno la mia razione di dubbio. Me ne nutro, letteralmente. Non c'è mai stato uno scetticismo più organico. […] Datemi dubbi e ancora dubbi. Più che il mio cibo, sono la mia droga. Non posso farne a meno. Ne sono intossicato a vita. Perciò, quando ne trovo uno, uno qualsiasi, mi ci avvento sopra, lo divoro, lo incorporo nella mia sostanza. Perché la mia capacità di assimilare dubbi è sconfinata; li digerisco tutti, sono ciò che mi tiene in vita e la mia ragione d'essere. Non rie-sco a immaginarmi senza di loro. Datemi dubbi, ancora e sempre dubbi.
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il 2012-10-30 16:46:03.0 alle 2012-10-30 16:46:03.0
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condannati
Spesso mi capita di pensare, durante una cena, in mezzo alla folla, a un concerto, in un giardino: «Tutta questa gente è condannata a morire, non ha scampo». E questa ovvietà, a seconda dell'umore del momento, mi dà sollievo o mi prostra.

abcdefghi

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il 2012-10-30 16:38:55.0 alle 2012-10-30 16:38:55.0
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lavoro manuale
ha ragione da vendere qua, per questo la mia attenzione massima è di trovarne uno di essi

Per dimenticare i dispiaceri e sottrarsi a ossessioni funeree non c'è niente di meglio del lavoro manuale. […] Bisogna stancare il corpo, affinché la mente non sappia più da dove prendere energia per funzionare, vaneggiare o approfondire.
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il 2012-10-30 16:34:59.0 alle 2012-10-30 16:34:59.0
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Re: Cioran
Scritto da: Giambo
> Scritto da:
>
> > > E' una di quelle persone che se mi attraversasse la strada, scambierei il freno per l'acceleratore.
> >
> > volevi dire l'accelleratore per il freno semmai
>
> Lo scambio non e' commutativo ?

pare di no


>
> > sennò sembra che tu volessi metterlo sotto accellerando ma scambiando l'accelleratore per il freno lo avresti salvato !
>
> Mah, forse hai ragione sai ?



La vera eleganza morale consiste nell'arte di travestire le proprie vittorie da sconfitte. Cylon


>
> > ma dici il filosofo o il nick che lo rappresenta?
>
> Il filosofo mi sta sulle balle a causa di chi lo rappresenta.
> Non si possono avere tutti e due al prezzo di una sola accelerata ?

chi lo rappresenta non fa altro che riportare le sue citazioni , allora il fastidio nasce dal filosofo
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il 2012-10-30 16:32:52.0 alle 2012-10-30 16:32:52.0
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Re: Cioran
Scritto da: Giambo
> Scritto da: exsinistro
>
> > > > > E' una di quelle persone che se mi attraversasse la strada, scambierei il freno per l'acceleratore.
> > > >
> > > > E se sei a piedi?
> > >
> > > E' una buona occasione per scoprire se rubare un'automobile e' cosi' facile come mostrato nei film di Hollywood.
> > >
> >
> > Sei uno aperto al dialogo, vedo. Newbie, inesperto
>
> Sostituisci "Cioran" con "Zingaro" e avresti dato la medesima risposta.

"Gli zingari, popolo autenticamente eletto, non portano la responsabilità di alcun evento e di alcuna istituzione. Essi hanno trionfato sulla terra per la loro attenzione di non fondarvi niente."

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